Storia e Personaggi Illustri
Busto di Sisto V - Opera
del Gianbologna
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Cenni Storici
L'antica Trea derivò il suo nome da quello della dea Trea-Jana, divinità
di origine greco-sicula che qui era venerata. Fondata dai Romani, forse nel 380 a.C. ,
Trea sorgeva a circa due chilometri dall'attuale centro, nella località oggi detta del
S.S. Crocifisso. Dapprima colonia e poi, nel 109 a.C., Municipio, raggiunse ragguardevole
estensione urbana e notevole importanza militare. Situata su una diramazione della Via
Flaminia, al decadere dell'Impero subì varie devastazioni e distruzioni ad opera degli
eserciti barbarici che percorrevano la penisola in direzione di Roma. Gli abitanti
superstiti, per salvarsi dai ricorrenti incendi, rapine e saccheggi, si rifugiarono su tre
piccoli colli che sorgevano non lontano dalla città romana; a questa, ormai quasi
deserta, niente era valso passare già dal IX secolo sotto la giurisdizione del Pontefice
romano. All'inizio del X secolo, la popolazione dei tre colli era ormai così numerosa da
costituire una vera e propria città nuova cui fu dato il nome di Montecchio (da
Monticulum o Monteclum, ossia "piccolo monte"). Pur rimanendo sotto il governo
del Pontefice, Montecchio si diede ben presto ordinamento da Comune ed allargò tanto il
proprio insediamento da comprendere nel suo perimetro i tre castelli sorti inizialmente
sui tre picchi: il castello dell'Onglavina, quello dell'Elce e quello del Cassero. Ad
ulteriore fortificazione furono costruite, all'incirca in questa epoca, le attuali mura e
le rocche e furono annessi i castelli di San Lorenzo e Pitino, situati l'uno a ridosso
della vicina montagna e l'altro a difesa della vallata del Potenza, verso San Severino
Marche. Durante le lotte tra Papato e Impero, la città fu cinta d'assedio nel 1239 dalle
truppe di Enzo, figlio naturale di Federico II e, nel 1263 da quelle di Corrado
d'Antiochia. Montecchio resistette valorosamente all'assedia di re Enzo e riuscì
addirittura a far prigioniero Corrado dopo un aspro scontro svoltosi nella zona antistante
la porta di Vallesacco. Nel XIV secolo fu soggetta alla Signoria dei Varano e, quindi, con
alterne vicende, a Francesco Sforza; nel 1447 fu posta dal Pontefice sotto l 'autorità di
Alfonso d'Aragona; ritornata sotto il diretto governo della Chiesa, Giulio II la cedette
nel 1550 al cardinale Cesi. Episodio importante nella vita di Montecchio fu la
ricostituzione, nel XVIII secolo della locale Accademia dei Sollevati: questa, fondata nel
1430 con finalità poetico-letterarie dal concittadino Bartolomeo Vìgnati, poi Vescovo di
Senigallia, aveva già vissuto un lungo ed intenso periodo di attività culturale; ecco
allora che, nel 1778, alcuni illuminati cittatini, in armonia con lo spirito dei tempi,
sentirono l'esigenza di dare ad essa nuovo statuto e nuovi intenti. La si ricostituì,
quindi, con il nome di Accademia Georgica e con lo scopo di "dare opera ed
incoraggiamento a studi razionali e pratici" che valessero "a migliorare
l'agricoltura e l'industria, ed a tenere in onore le scienze, le lettere e le arti".
I risultati raggiunti nella ricerca e nella sperimentazione agricola, pubblicati nel
"Giornale di Arti e Commercio" che l'Accademia stampava, la resero in breve
famosa in tutta l'Europa, tanto che i Ministri dell'Agricoltura della Francia e del Belgio
ordinarono di portare avanti gli esperimenti a loro spese e lo stesso Napoleone I, al
tempo della Repubblica Cisalpina, pensò di farne un centro di cultura agraria in Italia.
Si devono ai ricercatori dell'Accademia Georgica il primo esperimento di estrazione di
olio dai semi e l'introduzione nella zona di nuove utilissime culture; essi condussero
anche sistematiche osservazioni meteorologiche allo scopo di meglio conoscere gli effetti
delle condizioni atmosferiche sulle culture e sull'uomo. Furono membri dell'Accademia
uomini illustri come Volta, Tiraboschi, Spallanzani, D'Alembert, Mommsen. Oltre ad un orto
botanico, ad una biblioteca e ad un museo, gli accademici provvidero anche alla
costituzione di un centro di formazione professionale giovanile, forse uno dei primi sorti
in Italia. Nel 1790 Pio VI conferì alla comunità montecchiese il titolo di Città,
restituendole l'antico nome di Treia. Nel 1798, insieme alle altre città dello Stato
Pontificio, Treia visse la brevissima esperienza della Repubblica Romana voluta da
Napoleone e, finalmente, con quelle, fu annessa al Regno d'Italia, nel 1860, dopo la
battaglia di Castelfidardo. Il resto, si può dire, è storia contemporanea che Treia
visse pressoché nell'anonimato, nel senso che non costituì eccezione allo scorrere delle
vicende che caratterizzarono là storia d'Italia. Alcuni treiesi si misero in luce per il
loro coraggio nel corso di imprese risorgimentali: Luigi Bonvecchi che partecipò alla
spedizione dei Mille, Giovanni Sacchi che morì a Bezzecca nella terza guerra
d'indipendenza e Don Pacifico Arcangeli, medaglia d'oro nella prima guerra mondiale.
Numerosi altri treiesi parteciparono ad imprese militari con le truppe regolari del Regno
d'Italia: in loro memoria, la Società Operaia fece erigere nel 1888 il monumento a
Vittorio Emanuele Il, in Piazza Arcangeli.
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Treiesi Illustri
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